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giovedì 12 aprile 2012

CIP 6/92 e priorità di dispacciamento

Carissimi colleghi,

vorrei porre una questione all'attenzione: può essere vero che gli impianti di generazione in regime di convenzione definito dal provvedimento CIP 6/92 possano godere anche della priorità di dispacciamento dell'energia elettrica immessa in rete, qualsiasi tipo di combustibile utilizzino?

Io nutro seri dubbi.

Alcuni spunti di riflessione:

1) nel mercato elettrico monopolistico post Legge 9/91, i produttori indipendenti da fonti rinnovabili ed assimilate erano obbligati a cedere l'energia elettrica ad ENEL (o alle municipalizzate). La cessione, lo scambio, il vettoriamento erano regolati da apposite convenzioni con il monopolista, conformi ad una convenzione tipo (L. 9/91, art. 22 cc. 3 e 4).

2) con la riforma del mercato elettrico disposta dal D. Lgs. 79/99, il ritiro dell'energia elettrica prodotta ai sensi dell'art. 22 della L. 9/91 viene effettuato dal GRTN, al quale deve essere ceduta anche l'energia elettrica prodotta da impianti CIP 6/92, attraverso la stipula di nuove convenzioni (D. Lgs. 79/99, art. 3 c. 12).

3) nello stesso D. Lgs 79/99, art. 3 c. 3, è stata introdotta la priorità di dispacciamento:

"[...] L'Autorità prevede, inoltre, l'obbligo di utilizzazione prioritaria dell'energia elettrica prodotta a mezzo di fonti energetiche rinnovabili e di quella prodotta mediante cogenerazione."

Manca all'appello, dunque, la disposizione con cui si sarebbe voluto estendere agli impianti in convenzione CIP 6/92 non alimentati da fonte rinnovabile e nemmeno in assetto cogenerativo la priorità di dispacciamento dell'energia elettrica prodotta. Estensione che sarebbe in palese contrasto con il dettato normativo del D. Lgs. 79/99, la cui finalità è quella di promuovere le sole fonti energetiche e tecnologie di generazione che garantiscono un elevato livello di tutela ambientale.

venerdì 24 febbraio 2012

Uno sguardo su TERNA S.p.A.

TERNA - Rete Elettrica Nazionale S.p.A. è nata nel 1999 all’interno di ENEL, già società per azioni dal 1992, per effetto delle disposizioni di cui al Decreto Legislativo del 16 marzo 1999, n. 79, ovvero l'atto normativo che ha costituito lo snodo fondamentale del processo di liberalizzazione del mercato elettrico italiano.

Nel 2005 avviene la cessione del pacchetto di controllo di TERNA a Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., che attualmente detiene il 29,85 % del capitale della società. Il 43% è in mano ad investitori istituzionali e il 27% al retail. Tra gli azionisti rilevanti, oltre a CdP, ci sono Romano Minozzi, consigliere di amministrazione di TERNA, nonché presidente del gruppo Iris Ceramica, con il 5,6%, e BlackRock Inc., società di investimento statunitense, con il 2,1%.

L’oggetto sociale ricalca perfettamente le funzioni attribuite dal D. Lgs. 79/99 al “Gestore della rete di trasmissione nazionale”, ovvero l’attività di trasmissione e dispacciamento dell'energia elettrica, compresa la gestione unificata della rete di trasmissione nazionale.

Il capitale sociale è di 442 milioni di Euro, le azioni, esclusivamente nominative, hanno valore nominale di 0,22 Euro ciascuna. Il Ministro dell’economia ha potere di opposizione sull’assunzione di partecipazioni rilevanti (5%).


I RISULTATI DI GESTIONE

TERNA chiude il 2011 con un aumento del 2,6% dei ricavi e un margine operativo lordo di 1.220 milioni di Euro. Gli investimenti (in attività tradizionali) sono cresciuti del 5% rispetto all’anno precedente ed è salito anche l’indebitamento netto (+8%).



TERNA. Dati di bilancio 2005-2010. (Milioni di Euro)
2005 2006 2007 2008 2009 2010
Ricavi 910,3 1110,2 1348,2 1195,8 1390,2 1589,2
MOL 587,5 740,9 977,0 850,4 1003,2 1174,9
Utile netto 265,6 355,8 366,0 341,4 354,0 466,7
MOL/Ricavi 64,5% 66,7% 72,5% 71,1% 72,2% 73,9%

martedì 17 gennaio 2012

Energia elettrica: dal 1° gennaio 2012 attiva la tariffa bioraria obbligatoria per i clienti vincolati

Arriva per i clienti domestici con servizio di maggior tutela la tariffa bioraria obbligatoria. Dall'inizio di quest'anno, i clienti del mercato tutelato non pagano più un prezzo unico per l'energia che consumano, ma il prezzo dell'energia elettrica varia a seconda dell'ora e del giorno in cui la si consuma, in modo da rispecchiare il prezzo dell'energia elettrica così come viene contrattata sul mercato.

I clienti sul mercato libero possono, invece, decidere di aderire ad offerte con tariffa monoraria.

Per le tariffe biorarie, il prezzo dell'energia elettrica sarà distinto in:

Fascia F1 - ore di punta;
Fascia F23 - comprende ore intermedie e ore fuori punta (somma delle ore F2 e F3).





Nella fascia oraria F1 l'energia elettrica costa di più, perché nelle ore centrali della giornata, quando la richiesta è alta, il prezzo aumenta. Viceversa, per la fascia F2 e la fascia F3, quando c'è poca richiesta di elettricità (la sera, la mattina presto, la notte e i festivi) il prezzo è più basso.


Cambiare i comportamenti di consumo


Il passaggio alla tariffa bioraria è un'occasione per modificare le proprie abitudini in casa e spostare i consumi elettrici verso gli orari meno costosi, con vantaggi a beneficio del singolo consumatore (risparmio in bolletta) e per l'intera collettività (abbassamento del carico di punta e diminuzione delle ore di fuzionamento degli impianti di generazione più inquinanti).

Oltre alle bollette, esiste un altro modo per ottenere facilmente un dettaglio della ripartizione dei consumi nelle diverse fasce orarie. Il contatore elettronico riporta, in qualsiasi istante, le voci:

A+ = Totalizzatore energia attiva assorbita in kWh;
A+(T1) = Totalizzatore energia attiva assorbita in fascia tariffaria (T1) in kWh;
A+(T2) = Totalizzatore energia attiva assorbita in fascia tariffaria (T2) in kWh;
A+(T3) = Totalizzatore energia attiva assorbita in fascia tariffaria (T3) in kWh.

Per il calcolo della quota di consumo nelle rispettive fasce basta, dunque, una semplice divisione con il valore di A+ al denominatore.

Nel portale "Consumatori" del dell'AEEG, si afferma che la media delle famiglie italiane già ripartisce i suoi consumi per i due terzi nei momenti più convenienti (Fascia F23) e che, superando la soglia del 66%, la tariffazione bioraria apporta dei benefici economici, in termini di alleggerimento della bolletta.

domenica 15 gennaio 2012

Studio per settore dei consumi di energia dell’industria durante la crisi

La crisi finanziaria che ha colpito il mondo a partire dal 2008 ha avuto pesanti ripercussioni sulle industrie europee (e non solo), ed in particolare sulle industrie italiane. Con la stretta del credito messa in opera dalle banche internazionali, alle prese con ricapitalizzazioni, titoli tossici, crisi monetaria e rischi di default ancora ben presenti, è stato sempre più difficile per le società reperire fondi da destinare agli investimenti.
Anche i prezzi ballerini delle materie prime hanno accentuato le difficoltà delle aziende italiane, soprattutto le più energivore che hanno pagato a caro prezzo il rincaro del costo di produzione dell’energia elettrica. Un esempio lampante è proprio notizia di questi giorni, quando il 10 Gennaio il gigante americano dell’alluminio Alcoa ha deciso di chiudere lo stabilimento sardo di Portovesme. L’ipotesi di una sua chiusura è stata ventilata per anni, anche minacciata visto che il prezzo dell’energia elettrica in Italia così alto rende anticonveniente operare nello stivale. E questo nonostante le agevolazioni di cui ha goduto l’azienda negli ultimi anni. E purtroppo l’epilogo è stato quello che più si temeva, ed aspettava. L’azienda avrebbe dovuto mantenere una fabbrica in perdita? Avrebbe dovuto lo stato (noi cittadini) intervenire con ulteriori agevolazioni per salvare i 501 lavoratori di un’azienda in perdita, a cui comunque va un grande in bocca al lupo perché possano trovare presto un nuovo lavoro? E non è un caso isolato, specie in una regione come la Sardegna non perfettamente collegata alla rete Nazionale della terraferma. Ma quali sono, oltre al siderurgico, i settori che stanno soffrendo più la crisi?

Sicuramente una buona indicazione
può venire se si guarda ai consumi di energia del comparto industriale. Una diminuzione dell’energia consumata può sì venire da misure di efficientamento energetico adottate in questi ultimi anni, ma al di sopra di un certo livello la responsabilità di un calo è sicuramente da attribuite al minore utilizzo degli impianti delle fabbriche. I motivi possono essere vari, dalla chiusura di impianti alla non operatività per mancanza di commesse o prezzo troppo elevato dei combustibili. Come si può vedere in Figura 1, il consumo di energia elettrica e gas naturale ha iniziato un leggera discesa ben uno o due anni prima dello scoppio della crisi finanziaria del 2008, soprattutto a causa dell’impennata dei prezzi del petrolio (Figura 2). Con lo scoppio della crisi si ha un crollo sia dell’utilizzo di energia sia dei prezzi del petrolio, e stavolta la relazione causale è probabilmente opposta: un crollo della domanda italiana e mondiale fa scivolare il prezzo del petrolio dal picco di 140$/b a 40$/b. L’industria ha avuto consumi in calo fino al 2009, per poi rivedere la luce nel 2010. Tuttavia, sebbene manchino ancora i dati ufficiali, a causa del riaggravarsi della crisi nell’eurozona ci si aspetta un’altra contrazione per l’industria italiana nel 2011, quando invece i prezzi del petrolio sono risaliti ad oltre 90 $/b, non favorendo certamente l’uscita dalla crisi, bensì aggravando il peso che le aziende devono subire e da qui la recente morìa di numerose aziende energivore.

Ma torniamo alla domanda precedente, quali sono i settori industriali che stanno soffrendo più la crisi? Nelle figure 3 e 4 abbiamo i consumi di gas naturale ed elettricità dei settori che più ne hanno ridotto la domanda. L’industria siderurgica, già ampliamente ridimensionata nei paesi occidentali a partire da metà anni ’70, riceve un’ennesima contrazione. Lo stesso destino spetta all’industria chimica che, seppur anch’essa ridimensionata rispetto al passato, sta vivendo una notevole riduzione dei consumi di energia (-19,1% per l’energia elettrica tra il 2005 ed il 2009, valore che si stima simile a quello del 2011). Purtroppo è in deciso declino anche l’industria meccanica italiana, una delle punte di diamante del settore industriale nazionale. Tra il 2005 ed il 2009 (di nuovo preso come valore di riferimento in quanto si stima più vicino come valori di consumi di energia al 2011 rispetto al 2010) vede una riduzione del 22,1% del consumo di gas e del 9,5% di energia elettrica. Tuttavia non sono i soli settori che vedono un calo dei consumi. Anche il tessile, i materiali da costruzione ed la ceramica risentono pesantemente della crisi. Il primo ha visto un tracollo addirittura del 45,3% nei consumi di gas e del 34,0% dell’energia elettrica, mentre il settore del vetro e della ceramica vede una caduta del 31,8% del consumo di gas e del 19,8% del consumo di elettricità. Anche il settore agroalimentare (-21,9% sul gas, seppur non essendo un settore particolarmente energivoro, anzi. Infatti il consumo di energia elettrica è rimasto quasi costante con solo -3,4%) ha segnato un calo, forse inatteso.

Che conclusioni possiamo trarne dunque? Sicuramente alcuni settori stanno peggio di altri, in particolare alcuni rischiano di venire fortemente ridimensionati nel sistema industriale italiano. Il crollo dell’industria chimica è impressionante e ed il calo della meccanica molto preoccupante, nonostante la salute di alcune maggiori industrie italiane come FIAT e Finmeccanica sia sotto esame ma non a livelli d’allarme.

Ma il tutto è quasi un deja vu, un qualcosa di già visto. Tra il 1973, anno del primo shock petrolifero, ed il 1986, anno del contro shock, l’Italia vide il suo consumo di energia totale nell’industria calare mediamente del 2,8% all’anno. In particolare tra il 1973 ed il 1978 l’energia totale consumata dall’industria italiana calò del 5,8%. Ed analogamente ad oggi alcuni settori sentirono la crisi in maniera molto più profonda di altri. Si arrivò nel giro di 10-15 anni ad un cambiamento notevole del panorama del settore industriale. Come anche avvenne nel resto del mondo occidentale, i settori più energivori spostarono parte della loro produzione all’estero. Siderurgia, chimica, petrolchimica vennero notevolmente ridimensionate e cominciarono a svilupparsi le industrie di nuova generazione, meno affamate di energia e più tecnologicamente all’avanguardia, come elettronica, informatica, telecomunicazioni ecc.

Riguardo al futuro, come già detto, per il 2011 i consumi sono dati in discesa rispetto al 2010, probabilmente a ritoccare i minimi del 2009. Le recenti manovre attuate dal nuovo governo, che si sono aggiunte alle tre manovre estive del precedente esecutivo, a sua volta correzioni della manovra invernale, non lasciano ben sperare per il 2012. Deve ancora entrare in vigore l’ulteriore aumento dell’iva dal 21 al 23%, con conseguente diminuzione del potere d’acquisto per i consumatori, e ciò contribuisce alle previsioni a tinte fosche per il 2012.

Il recente abbassamento di rating dell’Italia completa il quadro. Con tutto ciò, sperare in una inversione di tendenza per le industrie italiane già da quest’anno appare difficile. Lo sguardo va al 2013, quando la congiuntura globale dovrebbe essere migliore ed i deficit di bilancio molto ridotti.

lunedì 2 gennaio 2012

AEEG: prezzi di energia elettrica e gas 2012

30 dicembre 2011 - Comunicato stampa AEEG

Energia: definiti dall'AEEG i prezzi del primo trimestre 2012 per i clienti che usufruiscono dei servizi di tutela. Da gennaio energia elettrica + 4,9%, gas naturale +2,7 % rispetto al trimestre precendente.

Il prezzo medio annuale del petrolio è cresciuto del 40% in dollari rispetto al 2010.


Energia elettrica


L’aumento del 4,9% dei prezzi dell’energia elettrica è determinato da un insieme di elementi fra i quali:

1) i rialzi del prezzo alla produzione, influenzati anche dal cambiamento della curva di domanda e offerta nel nuovo scenario dominato dallo sviluppo delle rinnovabili;

2) l’aumento delle tariffe per il trasporto e la distribuzione dell’energia sulle reti;

3) l’incentivazione a sostegno delle rinnovabili e le assimilate.






Gas naturale

L’incremento del 2,7% è determinato dal rilevante aumento della materia prima, i cui prezzi sono ancora legati alle quotazioni del petrolio e definiti prevalentemente attraverso contratti di lungo periodo. In questa situazione di forte rigidità, i consumatori finali non possono sostanzialmente beneficiare di eventuali diminuzioni dei prezzi all’ingrosso sui mercati spot.

giovedì 29 dicembre 2011

EDF: accordo di principio per raggiungere l'80,7% di Edison

Concluso in data 27 dicembre 2011 l'accordo di principio tra Edison ed EDF per l'acquisto, da parte della società francese, del 50% dell holding Transalpina di Energia da Delmi e raggiungere la partecipazione in Edison all'80,7%.

A Delmi andrà il 70% di Edipower, grazie all'acquisto da Edison (50%) e da Alpiq (20%). Edipower detiene una quota del mercato elettrico italiano pari al 5%, con 7.600 MW installati, suddivisi in 6 centrali termoelettriche, 3 nuclei idroelettrici ed altri impianti a fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico).

L'attuale assetto societario di Edison

L’assetto societario di Edison si è venuto a configurare nel corso del 2005 attraverso la definizione dell’accordo parasociale - la cui scadenza era fissata per settembre 2011 - sottoscritto tra A2A (allora AEM Milano), Delmi ed EDF.

L’attuale struttura azionaria è così composta: 61,3% holding Transalpina di Energia, 19,4% Gruppo Électricité de France EDF, 10% Gruppo Tassara.

La holding Transalpina di Energia è controllata pariteticamente da Delmi e da Électricité de France EDF.

Cos'è Delmi

Delmi S.p.A. è una holding partecipata al:

  • 51% da A2A;
  • 15% da Iren;
  • 10% da Sel;
  • 10% da Dolomiti Energia;
  • 14% da tre soci finanziari: Mediobanca (6%), Cassa di Risparmio di Torino (5%), Banca Popolare di Milano (3%).