E’ una svolta. Sicuramente attesa, aspettata, la prima di una serie di notizie analoghe che ci aspettano nei prossimi anni, ma fa pur sempre impressione. Il PIL (Prodotto Interno Lordo) del Brasile ha superato quello del Regno Unito ed è ora al sesto posto nella classifica mondiale. E’ la prima volta che uno stato dell’America Latina supera la ricchezza annuale prodotta dall’ex potenza coloniale. Forte di una popolazione di 203 milioni di persone e di una crescita del PIL di oltre il 7% nel 2010 (anche se per il 2011 è prevista una crescita di un più modesto 3%, cifra comunque da sogno per l’Eurozona), il Brasile sta vivendo un periodo di grande crescita economica.
A sostenere questa crescita sono ovviamente (anche) le ingenti risorse naturali di cui dispone il Paese. Petrolio (interessanti le recenti scoperte offshore), gas naturale, argento ed oro, ferro, nichel ed addirittura uranio (si stima che ci siano circa il 5% delle riserve mondiali). All’avanguardia nella produzione di energia idroelettrica e di etanolo, il Brasile è sensibile anche al tema delle energie rinnovabili. Anche l’industria si avvia a nuovi orizzonti dove, trainata da automobili, settore aerospaziale, petrolchimica ed elettronica, conta ormai per il 30.8% del PIL.
Ma non tutto è oro quel che luccica. Il Brasile è da sempre patria di gravi problemi sociali. Sebbene la situazione politica sia incoraggiante, con una democrazia stabile che incoraggia gli investimenti stranieri, nelle immense favelas nei sobborghi delle grandi città i narcotrafficanti la fanno ancora da padrone. Ed il Pil pro-capite rimane tutt’ora a livelli modesti. Inoltre la pesante deforestazione dell’Amazzonia per accedere alle risorse nascoste nel suo sottosuolo è per ora un “ragionevole” prezzo da pagare, ma prima o poi le cose potrebbero cambiare.
Tuttavia, mentre in Europa si affronta la peggior crisi dal dopoguerra ad oggi, impantanati tra un’euro in crisi di identità, una stagnazione profonda ed una guida politica sempre più incerta, i paesi del BRIC si sono già trasformati da paesi emergenti a realtà attuali. Il Brasile è un paese sempre più interessante anche dal punto di vista energetico. Negli ultimi quindici anni ha intrapreso anch’esso la strada della liberalizzazione del mercato. La richiesta di energia è in forte aumento e lo rimarrà ancora a lungo. Chi ha coraggio troverà un mercato fertile ed in espansione, dove le industrie occidentali (un esempio per tutti, Fiat nell’automobile) potrebbero giocare un ruolo determinante.
2 commenti:
Ormai i "BRIC" sono una realtà con la quale bisognerà confrontarsi sempre più: probabilmente il baricentro del Mondo dovrà essere riposizionato, e così a rimorchio tutte le questioni enegetiche e geopolitiche. Una cosa che mi dà molto da pensare è cosa succederà quando in questi paesi il PIL procapite raggiungerà gli standard occidentali (Brasile e Cina ricoprono il 70° e il 90° posto rispettivamente). Questo indice è il primo discriminante di qualità di vita, e quindi di consumi, e sono due le possiblità: o conosceremo un ribasso noi, o cercheranno di raggiungerci loro. In quest'ultimo scenario,se non si farà una politica energetica preventiva (non correttiva come da noi) non oso immaginare le conseguenze.
Sì sono d'accordo. Probabilmente accadranno entrambe le cose. Un certo ridimensionamento della nostra qualità di vita credo sarà inevitabile, perché i tempi in cui vivevamo a spese di altri stati sta finendo.
Inoltre senza dubbio la crescita delle economie di questi stati continuerà ancora. I consumi di energia globali, così come la qualità della vita, aumenteranno notevolmente. Per esempio, la Cina è già il maggiore mercato automobilistico mondiale, avendo già superato gli USA, ma il numero di automobili per 1000 persone è ancora molto basso rispetto ai paesi occidentali.
E' per questo che, personalmente, credo che qualunque impegno a livello ambientale DEVE tenere conto anche di questi paesi.
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