mercoledì 18 gennaio 2012

SHALE GAS, UN POSSIBILE QUANTO "INVASIVO" FUTURO


Il XXI secolo sarà l'era del gas naturale, cosi' come il XX lo è stato per il petrolio. Grazie alla rivoluzione in atto da qualche anno nel mercato del gas, che fino alla fine del secolo scorso era ancillare a quello dell'oro nero, questo combustibile considerato un tempo di scarto sta diventando il vincitore della guerra tra fonti scatenata dalle disavventure del nucleare. Nuovi fronti si stanno aprendo per quanto riguarda lo sfruttamento di tale risorsa e in tal senso sicuramente cenno meritano le nuove tecnologie di estrazione del metano da formazioni argillose, chiamate scisti, le quali hanno liberato il potenziale di crescita del cosiddetto shale gas, che in pochi anni ha saturato il fabbisogno americano e ora abbonda, tanto che diversi operatori hanno cominciato a venderlo all'estero. Grazie a tale nuova risorsa, le quotazioni del gas americano si sono disaccoppiate da quelle del greggio e ai prezzi attuali sono molto più convenienti di quello europeo. Ma per approfittare di questa rivoluzione energetica ci vogliono gli impianti giusti in quanto il gas americano arriva liquefatto via nave e per riceverlo è necessario predisporre di adeguati terminali di rigassificazione. 
Come ogni aspetto della vita terrestre, sia di carattere tecnologico che sociale, anche questa nuova risorsa è affetta dalla cosiddetta altra faccia della medaglia. Infatti, il cuore di questa innovativa tecnologia si basa sul cosiddetto fracking o fraccing che combinata con le trivellazioni ha fatto esplodere il mercato dello shale gas negli Stati Uniti a partire dal 2005. La tecnica consiste nell'immettere nel sottosuolo (una volta che la trivella ha perforato la roccia a profondità che vanno da 2 a 6 Km) un mix di acqua, sabbia e una serie di agenti chimici. Il liquido una volta iniettato permette di liberare le molecole di metano intrappolate nella roccia e farle confluire in superficie. Questa tecnica però ha sollevato negli ultimi anni alcune proteste e preoccupazioni per la contaminazione della falda acquifera. A tal proposito, le compagnie impegnate nell'estrazione dello shale gas in Texas saranno obbligate dal primo febbraio prossimo, a rendere noti gli agenti chimici e tutti gli altri componenti utilizzati nell'attività dell'hydraulic fracking; non solo, si dovranno inoltre rendere note le quantità d'acqua utilizzate nell'attività di estrazione del gas.
Il nuovo obbligo potrebbe dare maggiori elementi a chi accusa la pratica del fracking di essere altamente inquinante per la falda acquifera e di sprecare enormi quantità di acqua. Le ripercussioni per lo sviluppo della tecnica potrebbero risentirsi anche in Europa, dove la questione ambientale potrebbe rappresentare il maggior ostacolo all'estrazione dello shale gas (la Francia ha vietato tutte le esplorazioni che i,pieghino questa tecnologia).
Per quanto riguarda il nostro paese, per ora la scelta in materia di gas riguarda solamente l'approvvigionamento via "tubo" dal Mare del Nord e dalla Russia e per via sottomarina dall'Algeria e dalla Libia. Queste infrastrutture, che fanno capo all'Eni, ci legano mani e piedi alle forniture di paesi non proprio campioni di stabilità politica con contratti fissi di tipo take or pay che ci inchiodano a prezzi non competitivi. Eppure l'Italia avrebbe fortissimo interesse a ricevere metano a buon mercato considerando che è il quarto importatore mondiale di metano e l'unico Paese al mondo che alimenta il 60% delle sue centrali elettriche con il metano. Con 80 miliardi di metri cubi di fabbisogno, il nostro sistema produttivo "beve" gas quanto l'economia giapponese che dispone però di 28 rigassificatori contro gli unici due italiani, uno piccolo a Panigaglia e uno più grande al largo di Rovigo. 
Per fortuna la rivoluzione del gas americano è solamente all'inizio: il ministero dell'Energia stima le riserve di shale gas tecnicamente recuperabili in 187mila miliardi di metri cubi, che amplierebbero del 40% le riserve mondiali di gas. Il nostro inerziale paese avrà dunque il tempo per costruire le eventuali fondamenta di una nuova struttura energetica.

Nessun commento: